La storia di Salvatore Sorrentino

Restauro mobili e cornici antichi Napoli

  • La storia di Giovanni Buonocore

    .

  • Nel 1874, Alessandro Betocchi lamentava il fatto che, nonostante a Napoli vi fossero moltissimi e prestigiosi laboratori di ebanisteria, nessuno di essi avesse un deposito di legname stagionato o riserve di mobilio costruito. Nell’ex capitale del Regno delle Due Sicilie c’era una grande perizia artistica ma un’altrettanto grande ristrettezza di capitale. Per questo motivo era difficile trovare artigiani specializzati che facessero soltanto i disegnatori o altri esclusivamente modellatori. Negli atelier napoletani ci si limitava ormai ad eseguire con la maggiore precisione possibile i modelli provenienti da Parigi o da Londra.

    La storia della famiglia Sorrentino costituisce una lodevole eccezione in un simile panorama. Attiva sulla piazza come attività di Restauri cornici e mobili antichi a Napoli  fin dagli inizi del XVII secolo – come testimoniano fonti d’archivio – le diverse generazioni di artisti e artigiani che si sono susseguite lungo i secoli hanno tramandato grande originalità creativa e solida esperienza imprenditoriale. Ancor’oggi, nella storica sede di via Bausan, è possibile ritrovare essenze di legni rari insieme a disegni fantastici e sperimentazioni originali.

    Nel corso del Novecento, inoltre, la famiglia Sorrentino ha saputo coniugare alla perizia realizzativa una sensibilità particolare e raffinata per il restauro, il recupero e la valorizzazione del patrimonio ligneo antico. I più giovani discendenti hanno intuito quanto fosse ormai necessario specializzarsi nel settore della diagnostica e nello studio delle tecniche risalenti al passato.

    Per questo oggi l’attività di Restauri cornici e mobili antichi a Napoli è riconosciuta come punto di riferimento insostituibili dai più accreditati antiquari napoletani. I restauri effettuati per i discendenti delle casate aristocratiche del Regno borbonico e la dedizione con cui sono stati trattati i più complessi restauri del patrimonio ecclesiastico meridionale rappresentano le invidiabili credenziali della famiglia, costantemente consultata ed utilizzata dagli Uffici della Tutela del Patrimonio dello Stato.

    L’arte del dorare risale a tempi remotissimi. Già nell’antico Egitto la foglia d’oro era compresa tra i colori insostituibili per dipingere. Con essa venivano ricoperte, proprio come fosse colore, intere figure i cui contorni venivano incisi o ripassati di nero col pennello.

    In tempi più recenti, i Bizantini usarono molto l’oro che mescolavano con la cera. Anche i Cinesi e i Giapponesi hanno dipinto sopra superfici totalmente dorate a oro fino o ad argento e mecca. In età moderna – dal Rinascimento in poi – l’arte della doratura è esercitata dai doratori.

    Tra il XVII e XVIII secolo il pittore napoletano Salvator Rosa, decise di realizzare di persona l’ornamento di ogni suo quadro. Il profilo della cornice “alla Salvator Rosa” si configura come un alternarsi di gole e gole rovesce, spesso arricchite da uno o più ordini d’intaglio con motivi di ovoli, nastri o fogliami e dal Lazio e Campania si diffuse in tutto l’Occidente. Nel napoletano, la finitura veniva realizzata prevalentemente con argento alla “mecca” o “mistura”. A quell’epoca risalgono anche i primi documenti che citano Orazio Buonocore, pittore e doratore, attivo sulla piazza di Napoli. Dopo quattro secoli, Giovanni Buonocore e la sua equipe tengono alto il nome della tradizione partenopea realizzando cornici ex novo e restaurando con accuratezza quelle antiche. Ottimi conoscitori delle tecniche, gli artigiani riuniti nella bottega Buonocore continuano la tradizione della doratura a guazzo, della stesura del bolo e della bulinatura adoperando le tecniche specifiche per raggiungere i risultati ottimali.

  • Precisione

  • Staff qualificato

  • Professionalità